Attento all’etichetta

libro psicologia

Nel mio libro parlo anche del potere (spesso oscuro) delle etichette

In Come difenderti dagli psicoesperti dedico un capitolo a un inganno potente: quello delle etichette.
Per rendere l’idea, a pagina 82 faccio un esempio molto evidente, rifacendomi a un testo di Matteo Rampin:

dire che una merendina è “al gusto di cioccolato” evoca una serie di piacevoli associazioni e ci distoglie dal fatto che ciò non presuppone la benché minima presenza di cioccolato.

Immaginate il potere che può avere sulle persone…

È nota la storia di due psichiatri, estranei tra loro, che si trovarono insieme in una sala d’attesa con una consegna datagli poco prima: avrebbero visto una persona con un disturbo mentale e avrebbero dovuto fare una diagnosi. I due si guardarono, si studiarono, e immaginarono entrambi che l’altro fosse il “malato di mente”, arrivando persino a formulare una precisa diagnosi di disturbo mentale.

Potere delle etichette.

Ma si può arrivare anche a casi più estremi e più gravi. Cito Paul Watzlawick:

Una donna di Napoli, in gita a Grosseto, dovette essere ricoverata nell’ospedale locale in stato di agitazione schizofrenica acuta. Dal momento che il reparto psichiatrico non poteva accoglierla, fu deciso di rimandarla a Napoli per un trattamento adeguato. All’arrivo dell’ambulanza, gli infermieri entrarono nella stanza dove la donna stava aspettando, e la trovarono seduta su un letto, completamente vestita, con la borsa pronta. Ma quando la invitarono a seguirli si lasciò andare nuovamente a manifestazioni psicotiche, opponendo resistenza fisica agli inservienti, rifiutando di muoversi e, soprattutto, depersonalizzandosi. Solo ricorrendo alla forza fu possibile portarla sull’ambulanza con la quale partirono per Napoli.
Appena fuori Roma l’ambulanza venne fermata da una macchina della polizia e rimandata a Grosseto: c’era stato un errore, la donna nell’ambulanza non era la paziente ma un’abitante di Grosseto che era andata all’ospedale a trovare un parente sottoposto a un piccolo intervento chirurgico.

Certo, per fortuna le etichette possono avere anche effetti positivi. A pagina 83 di Come difenderti dagli psicoesperti cito un altro caso, incredibile ma reale:

Un paziente era ricoverato con una malattia sconosciuta. Le sue condizioni peggioravano costantemente e i medici gli dissero che l’ultima speranza era riposta in uno specialista che sarebbe venuto in visita all’ospedale il giorno seguente: se avesse saputo diagnosticare il suo male, avrebbe avuto la speranza di salvarsi. L’indomani lo specialista arrivò e fece il giro dei malati; giunto al letto del paziente diede una rapida occhiata alla cartella clinica e pronunciò la sentenza «Moribundus», allontanandosi subito dopo. Di lì a pochi giorni il paziente si rimise completamente e presto guarì del tutto da ogni malattia. Anni dopo telefonò allo specialista per ringraziarlo: «Quando lei è venuto ero senza speranze, ma i medici mi hanno detto che se avesse saputo diagnosticare il mio disturbo mi sarei salvato. Quando disse moribundus, capii che ce l’avrei fatta.»

Insomma, potremmo riassumere questo concetto ricordando ciò che diceva Wittgenstein a proposito delle parole: sono come pallottole. Usiamole con cura.

Come difenderti dagli psicoesperti.
Quello che non ti hanno mai detto sulla psicologia e sui suoi protagonisti

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